23 Jun 18:53
Un Ponte di guerra
From: Roberto Vignoli <rvignoli <at> gmail.com>
Subject: Un Ponte di guerra
Newsgroups: gmane.culture.internet.rekombinant
Date: 2008-06-23 16:55:18 GMT
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Date: 2008-06-23 16:55:18 GMT
di Antonio Mazzeo (22 giugno 2008) Opporsi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto non risponde solo a obiettivi di difesa del territorio e dell’ambiente o di lotta ai modelli socioeconomici e trasportistici di stampo neoliberista. Attorno al progetto ruotano infatti gli interessi dei Signori delle guerre che insanguinano il pianeta. A promuovere il Ponte c’è il capitale transnazionale che controlla l’industria bellica e le imprese impegnate nelle costruzione delle basi militari. L’eventuale costruzione del Ponte sarà inoltre l’occasione per dare impulso ai processi di militarizzazione del Sud Italia. Verso la militarizzazione dello Stretto di Messina Intervenendo ad un convegno pro-Ponte organizzato nel 2005 dalla CISL, l’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, sen. Roberto Centaro (AN), si soffermava sui rischi d’infiltrazione mafiosa nella gestione degli appalti per la realizzazione dell’opera, preannunciando le “contromisure” che il governo intendeva adottare. “I servizi segreti saranno operativi – ha affermato Centaro – e se necessario non si esiterà ad attuare un’operazione sullo stile dei Vespri Siciliani, anche se rinunciare alla militarizzazione sarebbe una prova di forza da parte delle istituzioni”. Uomini dei servizi e militari dunque per presidiare i cantieri del Ponte sullo Stretto, in una riproposizione della sventurata stagione post-stragista del 1992, quando l’allora governo Amato inviò in Sicilia i reparti dell’Esercito del Centro-Nord per presidiare strade, porti, ponti, infrastrutture produttive, finanche abitazioni private. Un’operazione di “controllo del territorio” che contribuì al processo di militarizzazione dell’isola fornendo un’occasione unica e irripetibile(Continue reading)
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